di Ilaria Montis

Chi pensa ancora che in Sardegna si possa venire solo per il mare e solo in estate ha proprio sbagliato di grosso. E in questo articolo vi spieghiamo perché. Anzi, l’estate è proprio la peggiore stagione per visitare la Sardegna, che offre ai visitatori tutta la sua bellezza e il suo misterioso fascino nell’arco dell’intero anno, e soprattutto per i viaggiatori più curiosi e più esigenti, che non si accontentano solo delle acque cristalline e delle spiagge finissime, ma vogliono andare più in profondità in un’esplorazione che stimolerà e sorprenderà tutti i vostri sensi, la vostra voglia di scoprire qualcosa di nuovo, di selvaggio, di antico e di misterioso. La Sardegna è tutto questo e molto, molto di più. Innanzitutto sfatiamo un primo luogo comune: per andare al mare bisogna andare d’estate. Niente di più falso. Il mare della Sardegna può essere goduto tutto l’anno. A iniziare dai mesi di Giugno e Settembre, totalmente estivi ma senza l’affollamento e l’afa di Luglio e Agosto. Ma non tutti sanno che la stagione migliore per godere del mare della Sardegna è la primavera, i mesi di Aprile e Maggio sono infatti normalmente caldi per fare i primi bagni in un clima assolutamente gradevole e con acque non troppo fredde! La bellezza delle spiagge in questi mesi è accresciuta dalle fioriture e dal verde che le incorniciano. Ma anche il mese di Ottobre, nonostante le giornate un po’ più corte è assolutamente meraviglioso per godere le spiagge della Sardegna in totale relax, senza affollamento e con una temperatura ancora particolarmente mite.

Ma ora veniamo alla parte che a me piace di più, senza nulla togliere alle nostre spiagge paradisiache. Ovvero la Sardegna nascosta, misteriosa, sconosciuta e selvaggia, quella Sardegna che non trovate nei villaggi turistici, quella Sardegna che bisogna esplorare coraggiosamente, meglio se affidandosi a guide esperte, per poter davvero scoprirne i segreti cosicchè ci riveli le sue meraviglie. Prima di svelarvi solo in parte qualcuno di questi segreti, o almeno di farvi venire la voglia di scoprirli di persona, c’è però una cosa da chiarire molto bene. Oggi nel 2018 la Sardegna senza auto non la potete girare. Eh si, perché non sarei sincera se non vi dicessi che purtroppo ancora oggi i mezzi pubblici son molto carenti, ma soprattutto (e per fortuna!) i luoghi più magici restano ancora un po’ nascosti e spesso son lontani dalle vie di comunicazione principali, lasciando intatto il loro fascino e la loro bellezza. Sia che, come vi consiglio, scegliate una guida, sia che vi piaccia anche solo in parte tentare l’avventura da soli, difficilmente potrete fare completamente a meno di un’auto che vi renda indipendenti e liberi di muovervi. Avete quindi due opzioni, o noleggiarla all’aeroporto, oppure venire comodamente in traghetto con la vostra auto. Son tanti oggi i collegamenti disponibili sia dall’Italia che dall’estero, guarda ad esempio l’elenco traghetti in partenza dal porto di civitavecchia per la Sardegna .

Se siete arrivati a leggere fin qui, sicuramente siete affascinati dagli aspetti più segreti e nascosti della Sardegna. L’interno della Sardegna vi stupirà infatti per la bellezza e la varietà dei suoi paesaggi e per la sua natura rigogliosa e prepotente. Una natura che ha tante voci, che sussurra ma che sa anche gridare, che sa chiamare, incantare e sedurre. Dall’asprezza delle pietre del Supramonte, alle cime del Gennargentu, e passando per la Barbagia ai graniti della Gallura, senza dimenticare zone altrettanto suggestive come il Montiferru, il Sulcis e l’Ogliastra. E che dire delle verdissime foreste di leccio sopravvissute miracolosamente, in diverse parti dell’isola alle selvagge deforestazioni dei secoli addietro? Ed è qui che potrete incontrare alberi plurisecolari che vi incanteranno per la loro forza antica, per le loro forme che la natura ha creato come altrettante opere d’arte. Ma non dimentichiamoci dei tanti ulivi ultramillenari che possiamo ammirare in diverse parti della Sardegna, tra cui il più antico d’Europa, ha circa 4000 anni.

E ora dulcis in fundo… vogliamo parlare della storia della Sardegna. Se siete approdati su questo sito sicuramente siete curiosi di conoscere qualcosa in più di una storia antica di molti millenni. E su questo avremmo tanto da dire. Chi sa ad esempio che la Sardegna ha una densità di siti archeologici fra le più alte mondo? Attualmente se ne contano circa 10000, considerando solo quelli che sono inseriti nel database della Regione Sardegna, e non sono certo tutti! Tutti questi siti testimoniano una storia che risale molto indietro nel tempo e tralasciando le fasi più antiche della preistoria che ultimamente stanno svelando alcuni dei loro segreti, è a partire dal Neolitico che le testimonianze della storia umana sono giunte a noi come meravigliosi monumenti architettonici e artistici. A questo periodo risalgono le circa 3500 tombe ipogeiche scavate nella roccia, le cosiddette domus de janas, molte delle quali scolpite, decorate e dipinte in modo raffinato, con un gusto estetico e una capacità tecnica che lascia delle volte davvero sbalorditi. Per non parlare della magica atmosfera che regna attorno a questi sepolcri antichi, che senz’altro ha alimentato le leggende a cui si deve il nome popolare e che ricordano le Janas, mitiche creature non umane della mitologia sarda, a metà tra fate buone e maghe talvolta maligne, dotate di poteri sovrumani.

E che dire allora dello spettacolare tempio di Monte d’Accoddi, l’unica piramide (a gradoni) esistente in Europa, risalente alla stessa epoca? Un monumento unico, che per la sua unicità è stato spesso paragonato alle ziqqurat della Mesopotamia, della stessa epoca. Un monumento, che come tante eccezionalità della Sardegna, non è noto come meriterebbe.

La civiltà dei sardi si sviluppa e evolve attraverso i millenni mantenendo una grande coerenza e continuità attraverso i secoli, sempre in contatto col resto del Mediterraneo e dell’Europa e molto meno isolata di quanto non si pensi. É così che nell’età del bronzo nasce quello che ancora oggi è uno dei simboli della Sardegna, capace di segnare indelebilmente il paesaggio nei millenni fino a oggi: il Nuraghe. Nuraghi in Sardegna si contano a migliaia. Sono talmente tanti che ancora oggi non esiste un elenco completo e aggiornato di quelli conosciuti. Ovviamente diversi elenchi ci sono, che tentano l’ardua impresa di numerare i nuraghi. Quello ufficiale della Regione Sardegna, ancora incompleto, ne conta ben 6500. Ma cosa sono i nuraghi? Perché son così tanti? Come li hanno costruiti? Quando sono stati abbandonati e perché abbiamo perso la memoria del loro reale significato? Queste domande da sempre affascinano studiosi e curiosi e in gran parte sono ancora senza una risposta soddisfacente, benchè nel tempo risposte ne siano state date tante.

I nuraghi sono delle costruzioni di dimensioni notevoli, costruiti con blocchi di pietra, spesso davvero impressionanti per grandezza e peso. Implicano notevoli capacità ingegneristiche e tecniche sia nella progettazione che nella costruzione. Non sono tutti uguali, sono costruzioni complesse che possono essere diversissime tra loro. Chi li conosce, spesso è abituato a pensare al nuraghe come una “torre troncoconica” in realtà la torre è solo un elemento del Nuraghe, anche se esistono anche dei nuraghi formati da un’unica torre. Queste torri, alla base erano sì troncoconiche, per poi assumere un andamento quasi cilindrico nelle parti più alte, oggi crollate. Pensate che si stima grazie a studi accurati, che la torre centrale del Nuraghe Arrubiu, tra i più imponenti che si conoscano, fosse alta 27 metri di altezza.

Oggi che le torri sono quasi tutte in parte crollate, la torre che si conserva di più è quella centrale del Nuraghe Santu Antine, ancora alta 18 metri, in origine almeno 5 metri in più. Un altro elemento che stupisce nei nuraghi è senz’altro la bellezza delle cupole che coprono le camere interne, dette tholos e realizzate con una tecnica che prevede l’aggetto progressivo di blocchi in pietra fino a arrivare all’ultimo giro di pietre sopra cui si posava un’unica pietra di copertura. Ma cosa erano i nuraghi? Per lungo tempo considerati a torto fortezze militari o abitazioni, oggi lentamente si comprende che il nuraghe è portatore di una simbologia complessa attinente alla sfera del sacro. Un sacro che permeava tutta la società dell’epoca e che non si esaurisce nella funzione di luogo di culto, funzione per la quale i nuraghi furono a mio parere progettati, costruiti e utilizzati nei secoli, come mostrano i rinvenimenti archeologici di altari e offerte votive, e nonostante i quali questa idea ancora fatica a farsi strada tra gli specialisti, sebbene ve ne siano diversi che la accolgono come unica spiegazione in grado di mettere insieme in modo coerente e soddisfacente tutti i dati relativi ai nuraghi, compreso il loro numero esorbitante e lo sforzo collettivo richiesto per la costruzione di opere simili. E che dire di ciò che si prova entrando nella buia camera di un nuraghe? Questa è un’esperienza che può essere fatta solo in prima persona e vi assicuro che basterebbe solo questa per giustificare un’intero viaggio in Sardegna.

Ma la civiltà nuragica ci ha lasciato anche altri monumenti assolutamente straordinari, come ad esempio i pozzi sacri e i grandi santuari che ruotavano attorno a essi, monumenti spettacolari tra i quali citiamo il celebre pozzo di Santa Cristina a Paulilatino, noto anche per la sua funzione di osservatorio astronomico del ciclo lunare. L’articolo è già lunghissimo così e non vi ho ancora parlato dei tanti altri motivi per cui venire in Sardegna tutto l’anno, come l’enogastronomia e le tradizioni del carnevale e delle altre feste popolari… per queste e altre informazioni consulta la guida “Sardegna tutto l’anno”.

E io come al solito vi aspetto qui in Sardegna, tutto l’anno, per i viaggi di Sardegna Sacra ;)