
Tramonto del Solstizio d’inverno al Nuraghe Losa
di Ilaria Montis
In Sardegna esistono migliaia di luoghi che possiamo chiamare semplicemente “antichi luoghi sacri” senza con ciò dare alcuna connotazione specifica se non quella di essere accomunati dal fatto che gli antichi li riconobbero come luoghi intrinsecamente sacri, ovvero nei quali il divino si manifestava nella creazione e pertanto idonei a celebrare, onorare e venerare ciò che essi riconoscevano come espressione di un ordine divino. È in questi luoghi che gli antichi eressero migliaia di templi, con varie forme e funzioni, legate ai culti ai riti e alle cerimonie che vi si svolgevano e che l’archeologia e altre scienze dell’antichità, prima fra tutte l’archeoastronomia, ci permettono di mettere, seppur molto lacunosamente, in luce.

Alba del Solstizio d’inverno al Nuraghe Aiga
Questi luoghi sacri dove gli antichi si curavano o invocavano protezione, grazie e guarigioni, in cui si purificavano, in cui si connettevano al Sole alla Luna e alle stelle, e alla Madre Terra, in cui veneravano gli antenati e gli eterni principi che regolano il ciclo della vita, in cui si riunivano in cerchio, meditavano e pregavano, svolgevano rituali e cerimonie… al di là dell’interesse propriamente storico e archeologico… hanno ancora tanto da dire e da insegnare anche a noi moderni.
Che cosa esattamente? Prima di tutto di ricordarci quale è il nostro posto nel pianeta terra e nel cosmo. Che noi come esseri umani facciamo parte di un sistema che è la Natura, alla quale siamo completamente interconnessi nonostante le alterazioni e sofisticazioni del nostro ambiente abituale di vita moderno. Noi siamo in diretto rapporto con la Terra e questa lo è col Sole e la Luna, senza i quali non potrebbe esistere e funzionare. Quanti di noi sono coscienti di questo? Gli antichi lo erano e per celebrare adeguatamente queste verità costruivano stupefacenti templi e santuari, perfettamente allineati a queste leggi naturali, o meglio cosmiche.
Per fare solo un esempio ancora oggi possiamo visitare questi luoghi nei giorni dei solstizi e ammirare l’armonia di queste costruzioni e la loro interazione con la luce nei momenti più importanti della giornata: l’alba, lo zenith, il tramonto. Sono esperienze che se fatte con coscienza e quindi interiorizzate, anche con l’aiuto di pratiche come la meditazione che ci predispongono a un’attitudine di ascolto e calma interiore, possono essere molto forti, tali da innescare processi profondi di trasformazione interiore. Non ci sono ricerche scientifiche che possano documentare le trasformazioni interiori, ma l’esperienza diretta di ciascuno parla da sé e per molti la propria esperienza diretta vale molto di più di qualsiasi dimostrazione scientifica.

L’acqua pura della Fonte Sacra Su Tempiesu
Al di là dell’arroganza che caratterizza la nostra società attuale e dell’atteggiamento dogmatico e paradossalmente “religioso” con cui noi moderni occidentali consideriamo qualcosa vero solo se è scientificamente dimostrato, personalmente trovo perfettamente sensato che dei luoghi che per millenni sono stati dei luoghi di purificazione e guarigione, come ad esempio le fonti sacre, sulle quali gli antichi sardi erigevano bellissimi templi, abbiano realmente una proprietà terapeutica. Del resto le proprietà terapeutiche di molte acque sono confermate dalla scienza stessa, e se ci spostiamo dalla sfera scientifica a quella spirituale, le guarigioni “miracolose” che avvengono a Lourdes o alla sorgente di Zam Zam alla Mecca sono testimoniate da tantissime persone. Una realtà difficile da negare ma che la scienza ancora oggi fatica a spiegare.
Quando riflettiamo su cose come queste dobbiamo semplicemente ammettere che la nostra scienza sia solo uno dei tanti modi di descrivere la realtà e di ricercare la verità, quello che appunto è più congeniale a questo momento storico e al modo di esprimersi della nostra società, in altre parole è un fenomeno antropologico. Possiamo quindi ammettere che le verità espresse dalle opere che gli antichi ci hanno lasciato in eredità siano il frutto di millenni di osservazioni e sperimentazioni empiriche che racchiudono una saggezza e una conoscenza degna di tutto il nostro rispetto piuttosto che considerare tali opere semplicemente come il frutto del fanatismo di genti superstiziose e irrazionali, come fanno ancora oggi (sic) alcuni antropologi. Una volta che siamo d’accordo su questo fatte le dovute distinzioni tra noi e “loro” possiamo scoprire che in quanto esseri umani, condividiamo molto più di quello che a prima vista potrebbe sembrare .. e che cercare di svelare quel passato lontano non sia altro che un altro modo di scoprire chi siamo, nei recessi più profondi della nostra interiorità.