villaggio nuragico di s'arcu e is forros

di Ilaria Montis

Il più grande centro metallurgico nuragico

Nel cuore del Gennargentu, in Ogliastra, nel territorio di Villagrande Strisaili, si trova il villaggio nuragico di S’Arcu e is Forros, un vasto complesso nel quale sono stati rinvenuti ben due templi a megaron, oltre che forni e altre infrastrutture che qualificano questo sito come il più importante centro metallurgico nuragico finora scoperto in Sardegna.

Inoltre sono stati rinvenuti numerosi reperti importantissimi per la comprensione di ciò che circa 3000 anni fa accadeva nel sito, riti e cerimonie che sembrano indissolubilmente legati all’attività metallurgica e alla sua importanza anche economica.

fig.3Ma andiamo con ordine…

cosa sono i templi a megaron?

Questo nome, di origine greca, indica una struttura che in Grecia si trova nei palazzi micenei, e che per alcune affinità è stato preso a prestito per indicare un particolare tipo di tempio, abbastanza raro in Sardegna e documentato finora da poco più di una ventina di esemplari censiti.

Due di essi si trovano a S’arcu e Is Forros, e il loro scavo ha permesso di chiarire la datazione, che in questo caso si fa risalire al 1200 a.C. circa, oltre che alcuni particolari legati al culto. Questi templi sono a pianta rettangolare, normalmente hanno un ingresso in antis e ante anche sul retro. Hanno un unico ingresso che si apre longitudinalmente e l’interno, a seconda della grandezza del tempio, può essere scandito in diversi vani. Il tetto era a doppio spiovente.

Il primo tempio di S’Arcu e is Forros a essere scoperto, è anche il più grande, il cosiddetto tempio A (figg.1-4).

Davanti all’ingresso si trova il temenos, il recinto sacro attraverso cui si arrivava all’ingresso del tempio. Il muro del temenos è dotato villaggio nuragico di s'arcu e is forrosdi sedili, e si pensa che i fedeli si fermassero là, mentre l’interno del tempio fosse riservato ai sacerdoti e agli iniziati.

Che sia così o no, in ogni caso è evidente che i sedili sono fatti per sostare o in attesa di entrare, o per pregare e meditare, o per assistere a rituali e cerimonie che magari potevano svolgersi anche in quell’area.

In questo tempio è notevole il sistema idraulico: un canale esterno foderato in pietra e coperto (fig.2), attraversava lo spessore del muro confluendo in una canaletta interna.

L’acqua veniva versata in alcune olle incassate nel pavimento e bacini in arenaria che permettevano di svolgere, probabilmente abluzioni rituali o altre cerimonie in cui l’acqua era uno degli elementi principali.

All’esterno del muro del tempio si trovava uno zoccolo dove i devoti sistemavano le proprie offerte votive (fig.1). Gli scavi hanno mostrato che dopo un incendio, il tempio fu ricostruito e questo dato trova conferma anche nel resto dell’abitato.

fig.5Il secondo tempio a megaron

Il secondo tempio, più piccolo, non è meno interessante. Il tempio 2, scoperto recentemente (2009-2011) è come il primo, preceduto da un temenos irregolare, da cui si poteva accedere all’interno.

Ma ciò che rende questo tempietto straordinario è la scoperta, nel vano di fondo del tempio, di un altare semicircolare a forma di nuraghe (fig.5), dotato di un focolare rituale alla sommità.

L’altare si caratterizza anche per l’accuratezza e l’estetica della fattura, costruito con conci di pietra di diverso tipo e colore (trachite e basalto, entrambi non locali ma trasportati da lontano) che si alternano nei diversi filari del muro.

Due dei conci centrali sono scolpiti con una protome di ariete (o un viso umano?), mentre i conci dell’ultima fila sono scolpiti perfettamente a forma di fig.6mensoloni di coronamento della torre nuragica.

Questo altare, si confronta bene con quello, quasi gemello, del vicino tempietto di Sa Carcaredda, dello stesso periodo. Inoltre si confronta quello all’interno del Nuraghe Su Mulinu a Villanovafranca e di Su Monte a Sorradile, sebbene questi ultimi due siano più precisamente inquadrabili nel tipo della vasca-altare.

Si ricollega nel significato anche ai tanti modellini di nuraghe, più o meno grandi e in diversi materiali, risalenti a questo stesso periodo e rinvenuti ormai in tantissimi siti in tutta la Sardegna e che a mio avviso nel loro complesso mostrano in modo chiaro (seppur in archeologia nulla è certo…) come gli antichi sardi, in questo periodo (tra le ultime fasi dell’Età del Bronzo e l’Età del Ferro) considerassero i nuraghi, costruiti secoli prima, degli edifici sacri, connessi alla sfera divina, se non addirittura proprio oggetto di culto di per sé.

Purtroppo oggi non è più possibile ammirare questo straordinario reperto in situ, essendo stato smontato e messo al sicuro (ma non esposto al pubblico) subito dopo la scoperta. Ancora si attende l’esecuzione e l’installazione di una copia identica all’originale.

fig.7

Un importante centro metallurgico

Ma l’importanza di questo straordinario villaggio santuario sta anche nell’essere, come accennato prima, il più importante centro metallurgico nuragico scoperto finora.

Per farci un’idea della mole dei traffici che facevano capo a questo centro produttivo basta solo ricordare che sono stati rinvenuti durante gli scavi più di 500 kg di reperti in metallo tra panelle e lingotti, materiali da rifondere, oggetti lavorati, bronzi figurati, armi in bronzo (spade, asce e lance), utensili vari, oggetti ornamentali e gioielli e oggetti di uso personale, oggetti cultuali e votivi (fig.9).

Unica è anche la presenza di due grandi fornaci per la riduzione dei metalli, perfettamente conservate, oltre a una vera e propria “officina fusoria” dove sembra venissero forgiati i bronzetti, situata nel quartiere artigianale denominato “insula 1” e altre infrastrutture e utensili legati a questo tipo di lavorazione.

villaggio nuragico di s'arcu e is forros

Reperti eccezionali

Il complesso dei reperti (non solo metallici ma anche ceramica e altro), numerosi di provenienza allogena (Etruria, Grecia e Vicino Oriente soprattutto), attesta anche l’intensità dei rapporti e dei traffici oltre con l’area tirrenica anche con la Grecia e il Vicino Oriente, fornendo ulteriori prove che attestano la centralità della Sardegna, con un ruolo attivo, nei traffici e nella rotte da Oriente a Occidente, tra l’Età del Bronzo e l’Età del Ferro.

Tra questi si ricorda il frammento di anfora cananea con iscrizione filistea, che ancora attende uno studio approfondito.

Questi materiali, rinvenuti per lo più in ripostigli, furono raccolti e accumulati in un lungo lasso di tempo, che la datazione dei reperti indica compreso tra il XIII e il VI secolo a.C.

Ma il sito di S’Arcu e is Forros non finisce ancora di stupire. Infatti l’ultima clamorosa scoperta è del 2016, quando durante gli ultimi lavori di scavo fun rinvenuta una grande struttura gradonata che fa pensare a riunioni o cerimonie pubbliche, di cui ancora resta una parte da scavare. Ma siamo sicuri che il sito riserva ancora molte sorprese…

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