Piccoli Spunti di riflessione dalla Sardegna preistorica

di Ilaria Montis

Si avvicina il magico momento del Solstizio d’inverno, quest’anno il 21 Dicembre. Sul significato di questa data nella storia dell’umanità si potrebbero scrivere pagine e pagine. Ma cercherò di essere molto breve. Ancora una volta la saggezza degli antichi ci viene in aiuto per ricordare ciò che abbiamo dimenticato.
In realtà il Solstizio d’inverno, o meglio ciò che rappresenta, lo si festeggia ancora oggi ed è quello che chiamiamo Natale. La data del 25 Dicembre è da sempre legata al Solstizio di inverno, nelle innumerevoli forme che attraverso i millenni gli uomini gli hanno voluto dare ma che non cancella l’essenza di questo momento e il suo significato, non solo metaforico e simbolico, ma anche fisico e materiale, poiché legato al ciclo delle stagioni e quindi strettamente connesso con qualsiasi essere vivente nel pianeta, e l’uomo non fa eccezione ;)
Il Solstizio d’inverno è il momento in cui il Sole nel suo moto apparente lungo l’eclittica, arriva a fine corsa, nel punto più meridionale dell’orizzonte est, e qui sembra fermarsi (solstizio= sol+sistere, ovvero fermarsi). Questo è il giorno più corto dell’anno, il momento del trionfo delle tenebre, immediatamente seguito dal miracolo dell’inversione del moto Solare, e quindi di quella che per gli antichi era celebrata come rinascita della Luce, rinascita della vita sulla Terra, rinascita (o nascita) di un Dio che porta luce, conoscenza, amore sulla Terra. L’effetto, a livello visivo, della “rinascita” del Sole diventava più chiaramente evidente dopo qualche giorno dal Solstizio (che tradotto nel nostro calendario avviene il 21 o 22 Dicembre a seconda dell’anno) ed ecco la scelta convenzionale della data del 25 come giorno di nascita di molte divinità, in tutti i tempi e in tutti i luoghi della Terra senza che necessariamente ci sia stata una trasmissione culturale diretta di miti e tradizioni.
Nella Sardegna antica, a partire dal Neolitico e in tutto l’arco della preistoria, abbiamo monumenti legati alla sfera del sacro che ci mostrano di essere stati concepiti per celebrare questo momento o comunque per sottolinearlo quale avvenimento importante. Questi monumenti infatti presentano determinati orientamenti di strutture e aperture come porte e finestre predisposti in modo da poter osservare il fenomeno del Solstizio principalmente nei due momenti culminanti di alba e tramonto, in alcuni casi producendo anche spettacolari giochi di luce e fenomeni luminosi che, date le circostanze, non possono essere casuali.
Ma questo cosa implica dal punto di vista della ricostruzione storico-culturale e religioso-spirituale delle antiche civiltà sarde? L’argomento, che merita un approfondimento e uno sviluppo assai ampio sarà qui soltanto accennato, in attesa di più ampi studi.
Riassumendo fino all’estremo possiamo dire almeno alcune cose che sono dei punti abbastanza fermi. Anche in Sardegna, come nel resto del mondo questo momento aveva una particolare rilevanza, nella vita comunitaria, religiosa e spirituale. Nei monumenti funerari come le domus de janas la connessione con il solstizio possiamo pensare riguardasse proprio il concetto della rinascita e la celebrazione della vita, che in una concezione ciclica di vita-morte-rinascita non è mai separata dalla morte. Andando avanti di circa 2000 anni, nei nuraghi abbiamo la celebrazione più chiara e potente del momento del solstizio d’inverno. Un’alta percentuale di Nuraghi hanno ingressi e finestre orientati al sorgere del Sole in questo giorno, e in molti di essi ancora oggi è possibile godere della magia dello spettacolo, che si ripete da millenni, del Sole che penetra all’interno della camera.
Da queste constatazioni a dire che durante i solstizi si praticavano cerimonie religiose nei nuraghi il passo è davvero breve, anche se in mancanza di ulteriori dati ciò non può essere provato. E sebbene attualmente non abbiamo elementi per ricostruirne i dettagli, possiamo provare a andare all’essenza del messaggio che si cela dietro gli aspetti esteriori di rituali e cerimonie, ormai in gran parte irrecuperabili. E, a mio parere personale il messaggio che si scorge è di una saggezza senza tempo. È una volontà precisa di costruire gli edifici sacri in armonia con le leggi del Cosmo. È un’ode alla perfezione del creato e delle sue eterne leggi. È una celebrazione realizzata in pietra che ci ricorda come la Terra sia sempre e comunque indissolubilmente legata al cielo. Una verità semplice e potente che spesso ci sfugge. Ricordacelo ai nostri tempi può farci bene. Riflettere sull’interconnessione di ogni cosa per ricordarci chi siamo e dove andiamo.

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